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Due-Calzini, lupo della prateria
 
Sono Due-Calzini, un lupo della prateria, e vi racconto una storia. Vivevo nella prateria americana, un luogo desolato composto da colline e pianure, con erbe giallastre, qualche raro albero e, per fortuna, qualche fiume dove la poca vegetazione; erba e arbusti, erano abbastanza verdi. Qui oltre a me e qualche altro lupo solitario, pascolavano mandrie di bisonti, branchi di cavalli, rari rapaci e alci. E poi vi abitavano le tribù degli umani che andavano molte volte in guerra fra loro per difendere il loro territorio e il loro cibo, pensavano solo al potere quelli là! Io, che ancora non mi chiamavo Due-Calzini, stavo scorrazzando nella prateria alla ricerca di qualche topo da mettere sotto i denti quando, avvicinandomi a un forte abbandonato, notai dei movimenti sospetti. Tesi le orecchie, mi avvicinai piano piano guardingo, ma mi accorsi che era solo uno stupido uomo bianco, anch’egli venuto unicamente per conquistare dei territori; ma avevo un presentimento: mi ricordai di quando gli uomini bianchi avevano ucciso gli indiani con canne che facevano ‘bum!’ e ci rimanevi secco. Decisi quindi di ritirarmi. Stavo per andarmene, quando quell’uomo mi notò. Non sembrava avere cattive intenzioni, infatti non sparò, ma io per prudenza corsi via distante.
Qualche giorno dopo ritornai al forte. Mi accorsi che quell’uomo mi stava parlando in modo incomprensibile, però sembrava che non volesse farmi del male, anzi, teneva un’allettante bistecca in mano, quasi volesse offrirmela. Me la lanciò perché potessi mangiarla, ma io per precauzione non la presi.
Il giorno dopo ritornai da lui. Mi stava chiamando con un suono buffo, "Due-Calzini", per via delle mie zampe anteriori bianche, mentre il resto del corpo era grigio. Quello diventò il mio nome.
Mi accorsi inoltre che stavo facendo amicizia con quell’uomo e, quindi, sentito che un indiano si stava avvicinando, mi misi guardingo tutt’a un tratto, per avvertire l’uomo bianco di quella presenza. Quando l’indiano comparve, mi feci da parte, prevedendo una lotta. Invece, nessuno dei due pareva avere cattive intenzioni. Il giorno dopo tornarono due indiani dal mio amico, il quale, da quello che avevo capito, voleva sapere qualcosa sui "bisonti", come li chiamava lui, o "tatanka", come li chiamavano gli indiani; a me veniva in mente "cibo"!
Passò un altro giorno e solo allora mi accorsi che l’uomo bianco teneva un diario e annotava quello che gli succedeva. Quello per lui e per me fu un importante giorno per due motivi: io per la prima volta mangiai dalla sua mano e lui fu invitato al campo della tribù dei Sioux. Ormai era un indiano bianco e mi pentii per quando, la prima volta che l’avevo visto al forte, l’avevo considerato cattivo: era infatti un uomo dal cuore grande.
Ormai andava a caccia con gli indiani. Si guadagnò anche una piuma per essere stato valoroso in guerra e addirittura sposò Alzata-con-Pugno.
Io credevo di essere trascurato, invece lui prese il nome proprio da me. Successe una sera, quando stava danzando al forte intorno al fuoco e io mi avvicinai a lui; così, vedendolo, gli indiani lo chiamarono Balla-coi-Lupi.
Quando Balla-coi-Lupi era ormai un Sioux, aveva preso tutte le cose utili del forte e si stava trasferendo con gli indiani nel loro accampamento invernale. Ma si ricordò di aver lasciato il suo diario al forte. Io, da buon lupo, lo seguivo. Cercai, quando sentii l’odore dei soldati sopraggiunti al forte, di fermarlo e farlo tornare indietro. Ma sfortunatamente, lui non riuscì a capire i miei segnali, così, arrivato al forte, venne catturato dai soldati e maltrattato.
Stavano portando il mio amico in una città per metterlo in prigione. Lungo il tragitto io lo seguivo fedele. I soldati mi videro e si misero a spararmi finché mi colpirono a una zampa. Feci comunque in tempo a sentire che, poco dopo, gli indiani attaccavano i pochi soldati che stavano scortando il mio amico, liberandolo. Io, con la ferita che mi doleva, riuscii a riprendermi velocemente e a sopravvivere. Raggiunsi l’accampamento degli indiani in piene forze, proprio in tempo per vedere che il mio amico lasciava il campo Sioux in modo che i soldati non lo scoprissero insieme agli Indiani.
Era veramente un uomo dal grande cuore!
 
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Ciao da Davide!
 
Mi chiamo Davide, amico dei simpatici Tommy e Sally e fratello di Francesco.
Vi propongo un articolo che ho scritto dopo aver visto il film "Balla coi lupi".
È il racconto della vicenda narrata dal punto di vista... del lupo!
Buona lettura.