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Se sei preso da un desiderio irrefrenabile...
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o semplicemente ti interessa sapere come si concluda la nostra avventura al fianco di Sherlock Holmes, mandaci un'e-mail (adoriamo riceverne!) all'indirizzo: locomondo@altervista.org
Non solo la pizza fu divorata, ma anche una cospicua fetta di dolce e un’abbondante porzione di gelato. E patatine e Coca Cola. E una tavoletta di cioccolato. E alcune grosse caramelle da una riserva segreta...
Fosse per quell’abbuffata galattica o per il desiderio della locomotiva, fatto sta che Tommy non riusciva a dormire. La pancia brontolava, la testa brulicava di treni sferraglianti e temporali e luci azzurre...
Si stava rigirando per la trentasettesima volta - sì, le aveva contate - quando udì bisbigliare: - Psst! Psst!
Aprì gli occhi e scrutò intorno. La luce della luna filtrava dalla finestra socchiusa e permetteva di scorgere gli oggetti intorno. Un fantasma biancastro, di forma vagamente umana, varcò la soglia e si avvicinò al letto. Per un attimo, solo un attimo, Tommy si spaventò. Ma era coraggioso e riuscì a non gridare. Fece bene, perché, mentre si avvicinava, riconobbe il fantasma. Non era un fantasma vero e proprio, era sua sorella in vestaglia bianca a pupazzetti rosa.
- Psst! Psst! Ehi, Tommy! - continuava a bisbigliare.
- Uffa, cosa c’è? - brontolò lui alzandosi a sedere. - Proprio adesso che ero riuscito ad addormentarmi!
- Vorrai scherzare! - esclamò la sorella. - Io non riesco a pensare ad altro che alla locomotiva là fuori!
- Ssst! Abbassa la voce! - ingiunse Tommy. - Dimmi un po’: non avrai intenzione di andare in giardino, vero?
- Perché, tu no? - chiese Sally. - Io ci vado di sicuro. Soltanto, non riesco a trovare la pila...
- Tu perdi sempre tutto. Per fortuna ci sono io - disse Tommy. Scese dal letto. Si diresse al canotto gonfiabile dove custodiva i giocattoli più preziosi e rovistò all’interno. Dopo qualche istante un raggio di luce si proiettò contro la parete. Tommy affidò la pila alla sorella. Si infilò la prima maglia e il primo paio di jeans che gli capitarono sottomano. Sally scivolò fuori dall’accappatoio: sotto, era completamente vestita. Poi, badando bene a non far rumore, i due sgusciarono giù per le scale e uscirono all’aperto.
- È stata la sorpresa più bella della mia vita! - sentenziò Tommy. La locomotiva si innalzava davanti a lui come un gigante buono. Tranquillo.
- Beh - osservò la mamma - una sorpresa lo è stata di certo. Un po’ grossa, magari...
I due ragazzi si arrampicarono senza esitare nella cabina del macchinista.
- Avevo promesso una locomotiva, no? - disse il babbo, passando la manica su un pistone che brillava un po’ meno degli altri. - Certo, caro. Ma evidentemente pensavamo a una locomotiva giocattolo, non a una vera locomotiva a vapore. Però devo ammettere che è stata un’idea niente male. Grazie, a nome di tutti noi - disse la mamma. E gli schioccò un forte bacio. Tommy e Sally esplorarono il regalo. Ammirarono la lunga ciminiera blu che luccicava al sole. Accarezzarono le grosse ruote, gli stantuffi che le collegavano ai pistoni e a misteriose parti del motore. Si arrampicarono sui respingenti. Spostarono su e giù le leve in cabina. Spalancarono lo sportello della caldaia e finsero di spalarci carbone. Dettero energici strappi alla funicella della campana, che rispose con squillanti rintocchi...
- Questa locomotiva - disse il babbo approfittando di un momento in cui i bambini avevano raggiunto lui e la mamma - ha una storia particolare.
Tommy e Sally si misero comodi. Si lanciarono un’occhiata vedendo il padre assumere un’aria da professore, tipica di quando si metteva a spiegare. - Le locomotive a carbone, come questa, hanno fatto viaggiare persone e merci per quasi duecento anni. Ma ormai non vengono più usate. Il carbone inquina molto e rende poco.
"Ma questa locomotiva è stata messa a riposo anche prima. I macchinisti non volevano più usarla -. Dette un buffetto affettuoso a uno dei respingenti e continuò. - Era passata in mezzo a una strana perturbazione, una specie di tempesta magnetica che in qualche modo l’aveva cambiata. Almeno così dicevano i macchinisti. Era scoppiato un violento temporale - raccontavano - con la pioggia che cadeva a dirotto e il vento che investiva con furia il treno. Un globo azzurro, incandescente, era apparso sui binari. Lanciata a tutta velocità, la locomotiva vi era passata in mezzo, trasformandosi per un istante in un’abbagliante nuvola azzurra. Da quel momento era cambiata. Mostrare un’intelligenza propria e rifiutava di lasciarsi guidare. Idea assurda, naturalmente. Ma poiché tutti evitavano di condurla, era finita in un deposito. Dimenticata, alla fin fine. Finché il babbo l’aveva acquistata. - Accipicchia! - esclamò Tommy rivolto alla sorella. - Pensa se fosse stregata! Quante avventure potremmo viverci dentro... Inseguiti dagli indiani, indiavolati in mezzo ai ghiacci, librati su una monorotaia nello spazio...
- Certo, - proseguì la sorella - potremmo metterci le bambole e addobbare i finestrini con delle tendine e...
- Aaaargh!!! - urlò Tommy. Sally lo osservò incerta. Cosa aveva detto di tanto terribile?
A risolvere la situazione, come al solito, fu la mamma: - Forza, tutti in casa. È pronta la pizza!










LocoSherlock
- Ragazzi, la vostra locomotiva! - annunciò il babbo.
Tommy e Sally abbandonarono i giochi e si precipitarono in giardino. La locomotiva! Il babbo aveva mantenuto la promessa--
Perlustrarono velocemente il tappeto erboso e controllarono dietro ogni cespuglio. Ma, del regalo promesso, neppure l’ombra. Nessun pacco, nessuna scatola. Nulla di nulla. - Papà - esclamò Sally con tono accusatorio - se questo è uno dei tuoi soliti scherzi...
- Questo modo di prenderci in giro non è per niente bello - aggiunse Tommy. E il suo sguardo dispiaciuto era un commento.
- Ragazzi, ragazzi... - sospirò il padre. - Quando imparerete a fidarvi?
- Noi ci fidiamo, papà - esclamarono i due. - Ma tu hai detto...
Le parole si persero in un frastuono sempre più forte. Incuriositi, i ragazzi si avvicinarono allo steccato. Un grosso autotreno aveva appena superato la curva in fondo alla strada e stava avanzando verso di loro. Il conducente era un omone grande e grosso con un fazzolettone scarlatto al collo. Scrutava le case a destra e a sinistra, in cerca di qualcosa.
Il babbo varcò il cancello e iniziò a fare grandi segni con le braccia all’autista. L'automezzo si arrestò davanti a casa e il rumore infernale diminuì un poco. L’autotreno era splendido, rosso con finiture azzurre e oro. Ma ad attrarre l’attenzione dei ragazzi fu la cosa fissata con grossi cavi sopra il pianale. Era una locomotiva, una locomotiva vera! Anche i vicini rimasero ad assistere mentre Bill, l'autista, liberava i cavi di aggancio. Poi, con cura e abilità, azionò la gru e calò la locomotiva nell'angolo-giochi del giardino.
La nostra prima avventura con la loco...
Qui sotto trovate l'inizio della prima storia di LocoMondo: LocoSherlock, il racconto dell'avventura intrigante e pericolosa che abbiamo vissuto nei luoghi piu' oscuri e malfamati della Londra di Sherlock Holmes.
Se vi interessa il testo completo, fate un salto a fine pagina.