Certo la storia non finisce così... Vuoi sapere come continua? Magari per farla leggere a qualche amico? Alla maestra? A mamma e papà? Ai nonni?...
Scrivici all'indirizzo: locomondo@altervista.org e ti invieremo il racconto completo.
Ciao!
Perché lo scoiattolo Tim è così disperato?
Una mappa? È davvero importante? Chi lo potrà aiutare?
Scopri nuovi pittoreschi amici in quest'avventura che ha come protagonista il più grande investigatore della foresta degli Alti Faggi: Sherlo Vulps!
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Un problema per Sherlo Vulps
 
Sherlo Vulps era il più grande investigatore della foresta degli Alti Faggi.
Una mattina ricevette un messaggio da un amico, lo scoiattolo Tim Codafolta.
“È successa una disgrazia, Sherlo!”, lo informò Tim vedendo entrare l’investigatore. “Una vera catastrofe! Se non ci darai una mano, non potremo affrontare l’inverno che si sta avvicinando”.
L’investigatore non esitò. “Certo che vi darò il mio aiuto”, assicurò. “Avanti, raccontami cos’è accaduto”.
Così Tim, dopo aver messo in tavola un cestino di noci e bacche vermiglie e una caraffa di succo di more, iniziò a raccontare.
“Tu sai che, tra gli altri incarichi, ho anche quello di custodire la mappa delle provviste”, disse. “Durante l’estate e l’autunno annoto su una mappa della foresta i luoghi in cui si trovano le provviste: noci nell’incavo di certi alberi, radici messe all’asciutto sotto grosse pietre, ciuffi d’erba nei tronchi più vecchi... e poi semi, bacche, mele cadute... Ogni animale mi informa del luogo in cui ha riposto delle provviste. Così, quando arriva l’inverno, non siamo costretti a vagare qua e là in mezzo alla neve e al gelo per trovare qualcosa da mangiare”.
Vulps sorseggiò il succo di more, mentre Tim continuava. “Ieri pomeriggio ho dovuto assentarmi. Mio cugino su al Lago Dorato sta terminando la casa nuova e sono andato ad aiutarlo. Prima di partire, ho messo la mappa su quella credenza. Quando alla sera sono tornato, la mappa era scomparsa!”.
 
 
Vulps raccoglie indizi
 
“Uhm...”, mormorò Sherlo Vulps, mentre terminava il succo di more e sgranocchiava distrattamente una nocciolina. “Vediamo un po’”.
Si alzò e iniziò a passeggiare lentamente per la stanza. Ispezionò la credenza, lucida lucida e senza un granello di polvere. E senza nessuna impronta, notò, controllando attentamente con l’indispensabile lente di ingrandimento. Si spostò verso la finestra, da cui entrava la fresca brezza del mattino. Nessun segno neppure sul davanzale.
Girò attorno alla stanza ed esaminò la stufa con la provvista di legna, il letto dalle coperte variopinte e il cassettore di legno intagliato.
Nulla.
Neppure il pavimento aveva impronte particolari, tranne alcune briciole e delle macchioline color giallo dorato.
“Mi è caduto il vasetto del miele”, spiegò Tim. “Ho pulito un po’ in fretta e quelle mi sono sfuggite. Ero impaziente di raggiungere mio cugino”.
Vulps terminò la sua ispezione, poi rimase alcuni minuti a osservare la stanza e a riflettere.
“Visto che ieri pomeriggio eri via, probabilmente non hai idea di chi sia potuto entrare”, disse.
“Io no”, osservò Tim. “Ma il ranocchio dell’albero di fronte è rimasto dentro casa tutto il giorno. Di certo potrà fornirci qualche indizio”.
Il ranocchio li accolse con calore: “Entrate, entrate! Finalmente qualcuno viene a trovarmi. Da quando ho questo tremendo raffreddore, sono costretto a tenere i piedi in una tinozza d’acqua calda. E tutti stanno alla larga per timore che sia contagioso”.
Tim si avvicinò – lui non aveva paura del raffreddore – e spiegò il problema.
“Certo che ho visto chi entrava”, rispose il ranocchio. “Non ho altro da fare tutto il giorno che osservare cosa succede fuori della finestra. Dunque, fatemi un po’ pensare...”.
Il ranocchio era un gran chiacchierone – e forse era per questo che riceveva poche visite, non per il raffreddore – ma non era molto svelto di cervello. Gli ci volle un po’ per concentrarsi. Vulps e Tim diventavano sempre più impazienti. Ma alla fine ottennero i nomi che volevano: il pomeriggio del giorno prima, in casa dello scoiattolo erano entrati Firmino il tasso, Wilma la tartaruga e Angelina la gazza.